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La vipera (Vipera aspis), è caratterizzata da una testa di forma triangolare e a punta, con un corpo tozzo ed una coda corta e rastremata.
Possiede una ghiandola situata nella regione posteriore e laterale del capo che produce un veleno formato da un’alta percentuale d’acqua, diverse albumine ad alta tossicità e altre proteine enzimatiche che agiscono sui tessuti, sulla coagulazione del sangue e, a volte, sul sistema nervoso. Per inoculare questo veleno utilizza delle lunghe zanne mobili canalicolate che, quando il serpente apre la bocca, formano un angolo di 90° con la mascella ed in caso di morso penetrano nella cute della preda e iniettano il veleno attraverso i canali; quando richiude la bocca le zanne vengono ruotate contro il palato.
Gli occhi hanno pupille verticali, simili a quelle dei gatti. Questa caratteristica, per le specie italiane, contribuisce a distinguerle dagli altri serpenti presenti negli stessi habitat, come le innocue bisce, che hanno pupilla rotonda. Altri caratteri che tipicamente permettono di distinguere una vipera da un colubride non velenoso italiano sono la testa triangolare e la coda che si restringe in modo brusco, mentre gli altri ofidi presentano testa ovale e coda che si restringe gradualmente.
In Italia sono presenti quattro specie di vipera:
L’aspide o vipera comune (Vipera aspis), la più comune, diffusa su tutto il territorio, tranne in Sardegna.
Il marasso (Vipera berus), frequente nell’Italia settentrionale.
La vipera dell’Orsini (Vipera ursinii), presente solo sull’Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, è la specie più piccola, con una taglia media di circa 40 cm.
La vipera dal corno (Vipera ammodytes), presente nell’Italia Nord-orientale
Le vipere italiane sono “pacifiche” e preferiscono scappare; il morso è mortale in rarissimi casi (i soggetti più a rischio sono anziani, bambini o persone debilitate). Bisogna evitare la somministrazione di siero (immunoglobuline di origine equina) al di fuori di un ambiente ospedaliero per il rischio di shock anafilattico, in quanto più pericoloso del morso stesso della vipera.
Curiosità: (leggende metropolitane) le vipere suscitano da sempre una grande paura; per questo su di loro circolano molte storie. La più famosa è la vecchia leggenda delle vipere gettate dagli elicotteri per ripopolare i boschi. È una storia diffusa in gran parte d’Europa, in Italia in particolare, tanto che Paolo Toselli le dedica il titolo del suo libro sulle leggende metropolitane: “La famosa invasione delle vipere volanti e altre leggende metropolitane dell’Italia d’oggi”, Milano, Sonzogno (1994). Segnalata per la prima volta in Francia negli anni settanta, la diceria è progressivamente migrata verso sud, prima in Svizzera e in Piemonte. Da qui negli anni novanta si è diffusa nell’Italia centrosettentrionale e negli ultimi anni anche nella parte centromeridionale della penisola.
Status di Conservazione: la specie è citata nell’Allegato III della Convenzione di Berna (Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa, ratificata con L. 5 agosto 1981 n° 503). L’agricoltura intensiva e la scomparsa delle fasce ecotonali contribuiscono a minacciare le varie popolazioni.