“NON CI SONO PIU’ LE MEZZE STAGIONI!”

Capire per agire

“In Italia, affinché le istituazioni possano esprimere scelte via via più virtuose, c’è bisogno di un gran lavoro di informazione e diffusione di consapevolezza”. (Luca Mercalli, Presidente Società Metereologica Italiana Onlus).
Parto da questa affermazione, per iniziare un piccolo ma spero significativo cammino, sulla divulgazione dei cambiamenti climatici di cui siamo attori e spettatori e su come le nostre abitudini possono condizionare tali eventi.

Il clima è il risultato di un complesso insieme di interazioni tra l’energia che ci arriva dal sole, la composizione dell’atmosfera, le nubi, i suoli, le foreste, i ghiacci, gli oceani e le superfici modificate dall’uomo.
Il clima non è immutabile, ma cambia nel tempo (es. glaciazioni) sotto l’azione di forzanti climatiche naturali oppure di origine umana.
Tra le cause naturali dei cambiamenti climatici ci sono i Parametri Orbitali Terra-Sole, che influiscono sulla quantità di energia solare che raggiunge la terra e sulla sua distribuzione nelle stagioni: inclinazione dell’asse terrestre, legata all’angolo con cui la radiazione giunge sulla terra; eccentricità dell’orbita terrestre, indica quanto l’orbita è ellittica e quindi la quantità complessiva di radiazioni solari che giunge sulla terra; processione degli equinozi, che influisce sulla distanza terra-sole. Sono cicli che si compiono in migliaia di anni e che il nostro Pianeta ha già subito e continuerà a subire.
Ma secondo i climatologi di tutto il mondo il netto e rapido aumento della temperatura globale osservato negli ultimi decenni non è più spiegabile considerando solo i fattori naturali e molto probabilmente è frutto delle emissioni di “Gas Serra” da parte delle attività umane degli ultimi due secoli.
Nei suoi 4,6 miliardi di anni di età, la Terra ha attraversato diverse fasi di cambiamento climatico, talora imponenti. A partire da circa 3 milioni di anni fa il clima si è raffreddato e si sono susseguite diverse glaciazioni. In questi periodi la temperatura media era inferiore ad oggi di circa 6-10 °C e i ghiacciai ricoprivano interamente le alpi fino ai margini della Pianura Padana.
L’uomo già esisteva, e vagava in tribù seminomadi di cacciatori-raccoglitori. Poi circa 11.500 anni fa la temperatura si è riscaldata e i ghiacciai si sono ritirati ad alta quota. Finisce così il Pleistocene e ha inizio l’Olocene, periodo dal clima temperato e relativamente stabile che ha conosciuto l’enorme sviluppo della civiltà umana. Anche negli ultimi millenni non sono mancate oscillazioni di temperatura, ma con differenze di circa 2 °C. Quello che preoccupa oggi, è il rapido riscaldamento atmosferico, che gli scienziati attribuiscono alla crescente emissione di gas ad effetto serra da parte dell’uomo negli ultimi 200 anni.

Cosa è l’effetto serra? Molto probabilmente è un concetto che molti di noi danno per acquisito, ma spesso con confusione o concetti errati.
L’effetto serra è innanzitutto un fenomeno naturale e se non ci fosse, la temperatura media della Terra sarebbe circa -18 °C, anziché gli attuali 15 °C. Ma oggi l’uomo sta pericolosamente aumentando la concentrazione dei gas serra, destabilizzando il clima e gli ecosistemi.
Ecco schematicamente come avviene: gran parte della radiazione solare viene assorbita dalla superficie terrestre che si riscalda, una parte poi di questa energia è riflessa dalla Terra e dall’atmosfera verso lo spazio. La superficie terrestre riscaldata, emette a sua volta radiazioni infrarosse, di cui una parte attraversa l’atmosfera, un’altra viene assorbita e riflessa verso la Terra dalle molecole dei gas serra. Questo provoca il riscaldamento della superficie terrestre e degli strati più bassi dell’atmosfera.
Alcuni di questi gas hanno una origine naturale, altri sono sintetizzati dall’uomo. Il più potente è il vapore acqueo, ma il più importante fra quelli incrementati dall’uomo è il biossido di carbonio (CO2), seguito dal metano (CH4) e da altri composti chimici via via più rari in atmosfera.
Gran parte dell’aumento della temperatura , registrata dal 1900 ad oggi, è concentrato negli anni successivi al 1980. Dopo tale periodo le ondate di calura sono diventate più frequenti e intense e si stima che nell’estate del 2003 il caldo eccezionale, abbia causato circa 35.000 vittime in Europa.
L’aumento della temperatura è confermato dal veloce regresso dei ghiacciai in tutte le catene montuose del mondo, sulle Alpi ad esempio, la superficie coperta dai ghiacciai si è ridotta del 55%, dal 1850 ad oggi. Ma il cambiamento si nota anche sulla quantità di neve caduta e sulla sua durata al suolo, a Torino le misure di innevamento sono iniziate nel 1787 (la serie più lunga al mondo) e fino al 1989, cadevano in media 50 cm. di neve fresca all’anno, mentre nel successivo periodo, tale quantità è scesa a 19 cm.
Queste alterazioni climatiche, comportano seri pericoli per l’uomo ed i suoi insediamenti. Il ritiro dei fronti glaciali, libera terreni morenici altamente instabili, facilmente erodibili durante le piogge intense. Inoltre l’aumento della fusione primaverile di neve e ghiaccio è più precoce e ciò comporta un aumento dei regimi di portata dei corsi d’acqua tra fine inverno e inizio primavera e periodi di magra prolungati in estate. Tale situazione di fatto poi, viene ancor più accentuata da precipitazioni irregolari, che secondo le analisi del CNR, hanno fatto registrare una riduzione sia della quantità di pioggia, sia del numero dei giorni piovosi nell’arco dell’anno, ma con un aumento degli episodi violenti per quanto riguarda l’intensità.
Tutto questo comporta le ormai tristi e spesso annunciate catastrofi che ogni anno, con drammatica regolarità vengono annunciate dai telegiornali: alluvioni, frane, boschi in fiamme, che con il loro incedere mietono centinaia di vittime ogni anno.

Variazioni future del climagrazie alla tecnologia, oggi è possibile prevederle, ciò è reso possibile da complessi modelli numerici di simulazione: si tratta di insiemi di equazioni matematiche che descrivono l’evoluzione degli elementi climatici in risposta a fattori “forzanti”, sia naturali che di origine umana. Grazie a ciò è possibile prevedere che l’aumento medio delle temperature globali è atteso tra 1,8 e 4 °C entro il 2100.
In un’atmosfera più calda il ciclo dell’acqua diventa più rapido, quindi complessivamente il volume delle precipitazioni dovrebbe aumentare. Uno dei punti del Pianeta più sensibile a queste alterazioni, è il bacino del Mediterraneo. Per il nostro Paese è previsto: un estremo inaridimento, riduzione della produttività agricola, deperimento delle foreste, aumento degli incendi boschivi.
Ci sono ancora molte incertezze invece sul futuro dei livelli del mare, le previsioni dell’IPCC stimano una crescita media delle acque compresa tra 18 e 59 centimetri entro il 2100, ma questi dati non tengono conto della fusione delle calotte polari. E’ quindi verosimile asserire che la crescita del livello marino sia, entro la fine del secolo, di oltre un metro. Se consideriamo che attualmente nel mondo 104 milioni di persone vivono al disotto di un metro sul mare, si comprende la portata della catastrofe, ma anche delle migrazioni e delle tensioni geopolitiche che ne conseguiranno.
Inoltre, il cambiamento climatico può compromettere la varietà e le complesse interazioni degli esseri viventi da cui l’uomo dipende. Se la variazione del clima è troppo veloce, le specie non hanno tempo di adattarsi alle nuove condizioni. Oggi il tasso di estinzione delle specie viventi è da 1000 a 10.000 volte superiore al naturale livello storico.
Gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi, si aggiungono poi a quelli della crescente pressione antropica (inquinamento, deforestazione, degrado dei suoli, “artificializzazione”, ecc). Va poi considerata la sempre più pressante invasione di “specie aliene” (piante o più frequentemente animali provenienti da altri Paesi), causata da immissioni non sempre accidentali da parte dell’uomo, o migrate autonomamente in virtù delle modificazioni ambientali, che contribuiscono a destabilizzare i delicati equilibri ambientali.
Se come previsto, si arriverà ad un innalzamento della temperatura globale di oltre 3,5 °C, assisteremo all’estinzione del 40-70% delle specie viventi (IV Rapporto IPCC), un fenomeno irreversibile che comporterà gravi conseguenze sugli ecosistemi e sulla catena alimentare fino all’ uomo.
Ma i cambiamenti climatici, possono causare anche conseguenze di natura sanitaria, come stiamo già assistendo da qualche tempo. Ci sarà la diffusione di patologie tipiche delle zone tropicali, causate dai trasporti delle merci e delle persone; un aumento di malattie infettive, causate dalla carenza di acqua potabile; problemi cardiaci e respiratori dovuti a elevati tassi di ozono; allergie dovute alla diffusione di nuove specie vegetali invasive.

La popolazione mondiale aumenta a ritmi sostenuti, da poco è nata la 7 miliardesima bambina. E con l’aumento di individui aumentano le loro esigenze, i loro consumi e i loro rifiuti. In particolare le necessità per quanto riguarda i beni di consumo non sono più compatibili con le risorse naturali del pianeta, che non si rinnovano alla stessa velocità con cui vengono prelevate.
Mi riferisco in particolare ai combustibili fossili, petrolio, carbone, gas naturale, la cui disponibilità non è illimitata, anche se va sottolineato, ce ne sono ancora a sufficienza per aggravare in maniera consistente la salute del nostro pianeta e contribuire al cambiamento climatico.
E’ ora quindi di prendere provvedimenti efficaci, riducendo la nostra dipendenza da essi, limitando al tempo stesso l’inquinamento atmosferico che ne deriva e pensando fin da subito al mondo “dopo petrolio”, dove il benessere non sia più solamente legato alla crescita economica e materiale, ma anche ad un aumento della qualità della vita.
Non dobbiamo dimenticare che l’inquinamento è il sottoprodotto di uno sviluppo scientifico, tecnologico ed economico, che hanno portato sicuramente ricchezza e benessere, almeno ad una parte della popolazione mondiale, ma a quale prezzo?
Gli inquinanti sono diffusi ovunque e nessun luogo della Terra oggi, può definirsi incontaminato. Tracce di metalli pesanti sono stati trovati nel grasso di animali artici e carotaggi profondi sul Monte Rosa, hanno rilevato la presenza di contaminazioni riconducibili ai test nucleari dei primi anni 60.
Le schiaccianti evidenze sui pericoli ambientali e sanitari, devono quindi guidarci verso l’utilizzo più consapevole di sostanze meno dannose.
E’ necessario cambiare i nostri stili di vita, ridurre l’inquinamento e mitigare i cambiamenti climatici è possibile. Quante volte si sente dire: “E che cosa posso fare io? E’ il Governo che ci deve pensare!”. Non ci rendiamo conto invece che piccole e facili scelte quotidiane, che non compromettono lo stile di vita e non comportano costi e impegni, se compiute da milioni di persone potrebbero realmente contribuire ad alleviare i problemi ambientali. Solo per citare faccio alcuni esempi: scegliere auto a basso consumo, preferire i trasporti pubblici, fare la spesa con borse riutilizzabili, privilegiare cibi prodotti localmente, mangiare meno carne, consumare frutta e verdura di stagione, combattere ed evitare gli sprechi.
“Non aspettiamo che siano gli altri a cambiare abitudini, iniziamo noi a dare il buon esempio!” e concludo con una bella frase di Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, che ci dice: “ E’ necessario che il mondo capisca, una volta per tutte, che il tempo per agire è ora e dobbiamo lavorare insieme per affrontare questa enorme sfida. Si tratta di un obiettivo morale della nostra generazione.”